
Stryke è su Hoth, un pianeta pieno di neve e di noia. Ieri sera complice il draft della lega di madden per ps3 e il clasico in tv ho loggato piuttosto tardi. Dopo aver scoperto mio malgrado, che una quest la posso terminare solo in gruppo ho deciso di abbandonare il grind delle missioni spaziali che fanno tanto mmorpg giappocoreano e tornare su Hoth. Ho provato a fare la quest che mi aveva fatto irritare così tanto solo qualche giorno fa, nulla da fare, fallimento misero. Certo insistere nel fare sempre la stessa quest non è proprio intelligente ma per quanto mi possa impegnare i mob non elite sono ancora troppo numerosi (se ne aggrano anche tre per volta) per riuscire a sopravvivere con un tank. Proverò stasera a farne altre, inutile continuare a picchiare la testa contro un muro, il muro ha visto ancora prima di scagliare le prima testata.
Questa mattina poi mi sono imbattuto in un articolo che ha descritto perfettamente le mie sensazioni come gamer in questo periodo. “Looking for experiences, not challenges“. Già.
Non c’è divertimento per me, nel continuare a giocare ad un titolo che non mi fornisce una esperienza di gioco, affrontare lo stesso tipo di contenuto per ore ed ore…il “mindless grinding” nascosto dietro ai dialoghi è un inganno, per giunta a pagamento. Forse è l’anima nomade, da viaggiatore che mi fa preferire scoprire nuovi luoghi, esplorare piuttosto che procedere come un borg verso il CAP. Vi dirò di più, una volta al massimo livello spesso cosa accade?, nulla, niente…la Bioware non mi avrà come giocatore. Ci sono giochi più adatti a me, alle persone con cui gioco.


